BEA IN CANILE DA 11 ANNI: SUA SORELLA E’ MORTA, I SUOI FRATELLI ADOTTATI, COSA LE RESTA PER CUI LOTTARE?

10 Giugno 2013 – Canile Comunale di Velletri (Roma)

Salve, il mio nome è Bea, anch’io sono un’anziana del canile, mi chiamano “cane storico” o “ergastolana”, perchè ho 11 anni e vivo qui da quando ero una cucciola.
Sono incrociata con un alano, ma non sono molto grande, peso 29 kg.

Se alla fine di questo appello avrete la sensazione di averlo già letto non vi sbagliate, è simile all’appello di mia sorella che ora non c’è più, ma dato che le nostre vite e le nostre storie ci accomunano, ho deciso di usare alcune sue parole per parlarvi un pò di me.

Mia sorella si è spenta durante una notte di ottobre del 2012 sul freddo pavimento di cemento del nostro box, per una pancreatite fulminante.

Io mi sono sdraiata accanto a lei quando si è sentita male e ho continuato a vegliarla anche dopo che ha smesso di respirare.
La mattina gli operatori del canile mi hanno trovato con il muso sulle zampe e gli occhi lucidi per la tristezza, accanto al corpo freddo di mia sorella Lea.

Me l’hanno portata via e da quel momento la mia vita non è più la stessa.

Mi hanno cambiato di box per cercare di non farmi pensare a lei, ma io non potrò mai dimenticarla.
Ora ho un nuovo compagno, si chiama Ciccio, ma non è la stessa cosa, perchè io e Lea vivevamo insieme fin da quando eravamo cucciole.

Ci completavamo a vicenda, lei era il poliziotto buono e io quello “cattivo”, lei si fidava di chiunque invece io sono sempre stata più guardinga, lo facevo per proteggerci.

Non mi fido di tutti gli umani, soltanto di quelli che conosco, negli anni sono passati di qui tanti volontari, ho imparato a voler bene a ognuno di loro, ma si sono dovuti conquistare la mia fiducia.

Io e mia sorella abbiamo condiviso tutto: l’infanzia, le stagioni che si sono susseguite, la sofferenza di una vita in gabbia, il sopraggiungere della vecchiaia, fino al dolore della sua morte.

Anche i miei fratelli Ettore e Omar non ci sono più, anche loro erano in canile con me da una vita, nel box accanto al mio, loro sono stati adottati insieme 10 giorni fa, ora mangiano gli ossi di bufala sul divano mentre guardano la televisione con la loro nuova famiglia.

A ME NON RESTA PIU’ NESSUNO PER CUI VIVERE, NIENTE PER CUI LOTTARE, SONO QUI IN QUESTA GABBIA, SOLA.

Mi hanno parlato dell’adozione, dicono che è quando degli estranei ti portano in una cosa chiamata “casa”, dove le sbarre di ferro ci sono solo se c’è il “giardino”, che è come il nostro sgambatoio solo che non devi aspettare il tuo turno per andarci, ci puoi stare quanto vuoi, anche tutto il giorno.
Questi estranei diventano la tua “famiglia”, come lo erano per me i miei fratelli, ti coccolano a volontà, addirittura ti portano a spasso.

Ti danno anche una bella cuccia comoda in cui dormire, quella io ce l’ho in canile, d’inverno c’è una volontaria che mi porta sempre le coperte apposta per me perchè mi fanno male le ossa e ho freddo perchè ho il pelo corto, io sono contenta e la riempio di baci, anche quando diventa triste per me.

Prima pensavo che questa storia dell’adozione fosse come quella dell’araba fenice, ora che i miei fratelli sono stati adottati ci credo, spero anch’io di trovare la mia famiglia, non voglio morire in questa gabbia come mia sorella Lea.

Sono chippata, vaccinata, sverminata, sterilizzata e negativa alla leishmania.
Non ho nessuna malattia e le mie analisi sono buone, sono solo molto anziana e triste.
Per una buona richiesta di adozione le volontarie mi porterebbero in tutto il Centro e Nord.

Questa è la mia storia, aspetto anch’io la mia famiglia.

Da 11 anni.
  Prima che sia troppo tardi anche per me, chiamate:
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